Si pensa che i primi residenti dell'Arcipelago di Zanzibar fossero delle popolazioni che parlavano la lingua bantu e che giunsero qui dalla Tanzania più di 2000 anni fa. La storia di Zanzibar è stata determinata dalla sua posizione geografica: esattamente nel mezzo delle rotte commerciali dell’Oceano Indiano, e raggiungibile sia dai commercianti sia dai coloni. I rapporti commerciali con l’Arabia e con varie zone della costa dell’Africa orientale furono avviati sin dal 700 a.C. Nei primi secoli d.C., furono fondati degli insediamenti stabili e i commercianti iniziarono a mescolarsi con la popolazione indigena di lingua bantu. Fu proprio questa integrazione che gradualmente diede origine allo sviluppo della lingua e della cultura swahili nella regione. I rapporti commerciali tra l’arcipelago, l’Arabia e il Golfo Persico raggiunsero il loro massimo livello tra il XII e il XV secolo. Zanzibar diventò una potente città-stato, rifornendo intere parti del mondo di schiavi, oro, avorio e legno. Con i commerci con l’Oriente si diffuse anche l’islam, che si radicò in modo stabile entro la fine del XI secolo. L’arrivo dei portoghesi all’inizio del XVI secolo preannunciò la fine di questa età dell’oro e l’inizio della lotta per il controllo dell’arcipelago. Il governo portoghese fu rovesciato all’inizio del XVIII secolo dagli arabi omani, il cui potere non subì flessioni fino agli anni ’60 del XIX secolo. Durante questo periodo la tratta degli schiavi si accrebbe rapidamente, alimentata dalla richiesta di braccia per le piantagioni del Nord e Sud America. A metà del XIX secolo, l’arcipelago era diventato il più grande deposito mondiale di schiavi della costa. Si stima che circa 600.000 schiavi furono venduti tramite Zanzibar tra il 1830 e il 1873. Nel 1861, Zanzibar si separò dall’Oman e divenne un sultanato indipendente. Durante il regno del sultano Barghash (dal 1870 al 1888), la Gran Bretagna e la Germania si assicurarono il controllo economico sulla striscia costiera. Nel 1890, gli inglesi proclamarono la nascita di un protettorato su Zanzibar e limitarono il commercio degli schiavi. L’indipendenza fu concessa nel 1963; un anno e un colpo di stato dopo, fu firmata una dichiarazione di annessione con il Tanganica (la terraferma della Tanzania), dando così origine alla Repubblica Unita di Tanzania. La rivolta che seguì l’indipendenza segnò il rovesciamento della classe dirigente araba, al potere da lungo tempo, da parte degli africani, che costituivano la maggioranza della popolazione. Le rivalità tra gli abitanti dell’isola principe, Zanzibar, e la più piccola Isola di Pemba, e il conflitto tra i sostenitori e gli oppositori dell’unità con la terraferma, continuarono a proliferare. Così come sulla terraferma, i due partiti più importanti dell’arcipelago sono il Chama Cha Mapinduzi (CCM) e la parte avversa, il Civic United Front (CUF), che ha la sua roccaforte a Pemba. Le tensioni tra i due partiti raggiunsero l’apice con le elezioni del 1995 con i residenti di Pemba che si sentivano sempre più messi da parte e amareggiati. La violenza etnica contro gli abitanti di Pemba divampata alla vigilia delle elezioni del 1995, aveva inasprito ancora di più gli animi. Il fragile periodo di calma che seguì fu di nuovo sconquassato dalle elezioni del 2000 e dalla conseguente violenza scoppiata a Pemba nel gennaio del 2001. Da allora, rinnovati sforzi al dialogo tra il CCM e il CUF hanno ripristinato un tenue periodo di pace, anche se pochi progressi sono stati fatti per risolvere i problemi esistenti. Il permanere delle tensioni ha portato ad occasionali atti di violenza, con attentati a personaggi di rilievo e ad un hotel frequentato da turisti agli inizi del 2004. Il governo attuale ha non pochi problemi da affrontare, che dovrebbero distoglierlo dall'insana idea di applicare misure draconiane per 'contrastare' l'omosessualità. Le tensioni con la comunità islamica e la crisi del commercio di chiodi di garofano, uno dei settori trainanti dell'economia regionale, non lasciano presagire tempi rosei.